Diario di bordo

Benvenuti ad un nuovo appuntamento con il nostro Diario di bordo!

 

Il contributo di oggi arriva addirittura da oltreoceano.

La  Grande mela acciaccata, raccontata da Lorenzo Brosan, un nostro ex studente che frequenta l’Università  “Borough of Manhattan Comunity  College”,  ha mandato alla prof.ssa Campagnoli un suo ” reportage” da New York con alcune foto che ha scattato nei dintorni di casa sua, delle vetrine dei negozi protette con assi di legno a causa dei recenti disordini.

 

 

 

 

NEW YORK al tempo di due pandemie: Corona virus e odio razziale

L’ 11 Marzo, al telegiornale “PBS News Hour”, hanno ufficialmente comunicato l’inizio della pandemia in USA e soprattutto a New York City. E l’11 marzo ho preso per l’ultima volta la metrò a NEW YORK. Questa data è per me  importante dato che  segna anche l’ultimo giorno in cui  sono andato al College, dove sto per ultimare il primo anno del mio corso di laurea in  Video Art and Technology. Dal giorno successivo ho avuto una settimana di vacanza perché l’Università doveva capire come organizzare i corsi online.
A New York non c’era grande paura, molti andavano in giro  per Manhattan senza timore poiché si pensava che il virus  sarebbe arrivato qui dall’ Europa o dalla Cina e si sarebbe riusciti a contenerlo. Ma il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha preso molto seriamente la situazione e ha imposto il 20 marzo il lockdown per l’intero Stato. Così fece anche il Governatore della California Gavin Newsom . Lo stesso giorno il Sindaco di New York, Bill De Blasio, chiuse la città.
Pochi giorni dopo  cominciò a dilagare la paura del virus e molti ricchi di Manhattan partirono per le seconde case in Long Island. Molti di loro però non hanno considerato che negli Hamptons, l’area più popolata e ricca di Long Island, c’è solo un ospedale.
Manhattan ha iniziato a svuotarsi, con l’eccezione degli altri quattro boroughs:  Bronx ,Queens, Brooklyn, Staten Island. Questi  quartieri sono popolati da gente con meno possibilità economiche  e soprattutto da ispanici provenienti dall’ America Latina e Afroamericani,  che fanno lavori con un guadagno mediocre. Il virus qui ha infettato e ucciso molte persone, infatti gran parte dei casi a NYC si sono concentrati in queste zone e la parte della popolazione che ha avuto più vittime  sono stati  proprio gli afroamericani che, non si sa ancora bene il motivo, sono rimasti più  facilmente vittime del  COVID 19.
Intanto gli operatori sanitari degli ospedali della città si lamentano che non ci sono abbastanza protezioni per la gente e mancano presidi di cura adatti per i pazienti che hanno contratto il virus.  Partono le prime iniziative di solidarietà e volontariato: Luca Di Pietro, mio vicino di casa, un abruzzese proprietario del ristorante: “Tarallucci e Vino” sulla 18th Street, tra Broadway e 5 Avenue, ha lanciato una campagna no profit per distribuire pasti caldi  a dottori e infermieri  del Mount Sinai Health Center, offrendo piatti tipici di ogni regione italiana, in particolare dell’ Abruzzo. Un mio carissimo amico, Tony Pagano, con  cui spesso prendo un  caffè,  insieme alla moglie Yvette,  si è messo a disposizione del ristorante e  per cinquanta giorni di fila ha distribuito 90.000 pasti gratuitamente.
Ad aggravare la situazione,  quando stiamo contando i giorni  per il ritorno alla normalità, un’ altra  terribile pandemia, quella dell’odio razziale, con conseguenti proteste e guerriglia urbana, dilaga in U.S.. Mi riferisco  al ben noto fatto dell’  assassinio di  George Floyd, avvenuto a Minneapolis  il 25 maggio, quando  un poliziotto ha ucciso sul ciglio  della strada un afroamericano, mettendogli il ginocchio con tutto il suo peso corporeo sul collo e asfissiandolo. Da  sempre alcuni poliziotti trattano i neri in modo diverso dai bianchi e, nonostante ci siano state nel tempo leggi antirazziste e maggiore attenzione a questo problema, purtroppo gravissimi fatti  di discriminazione e violenza razzista continuano a capitare. Questo è diventato il secondo virus in USA, oltre al COVID- 19.
Io stesso ho assistito, poco tempo fa,  a un episodio significativo del clima  di tensione che si sta respirando: un afroamericano stava  facendo jogging a Central Park, il polmone verde di Manhattan, quando osservò un cane non al guinzaglio di una signora bianca; avendolo fatto  notare alla signora, questa reagì con epiteti razzisti, chiamando immediatamente la polizia e dicendo che il ragazzo nero la stava importunando e aggredendo. Lui riprese la scena con il cellulare e il video divenne poi virale. Il clamore suscitato fece sì che la signora perdesse il lavoro e anche il cane, che fu messo in un canile.
Intanto, dopo ininterrotte manifestazioni di violenza e saccheggi notturni dei negozi,  il governatore Andrew Cuomo e il sindaco Bill de Blasio decidono il coprifuoco per New York, il primo dal 1943. I commercianti,  che già si preparavano a riaprire i negozi  dall’ 8  giugno,  data prevista per l’inizio della fase 2, proteggono le vetrine con assi di legno.  E i Newyorkesi  si chiudono in casa  e rinforzano le serrature dei portoni, come nell’ edificio dove abito. Il tanto atteso ritorno alla normalità  sembra ancora lontano.

da New York  e dalla quarantena Newyorkese Lorenzo Brosan.

 

A domani!

 

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